Guida all'Argento

Luigi Vincenzi

 

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AGENTI ESTENZI

L'arte orafa nel ducato di Modena e Reggio

Elisabetta Barbolini Ferrari

Giorgio Baccolari

Luigi Vincenzi

Figlio d'arte, collaborò con il padre fino al 1837, inizia poi l'attività in proprio con bottega sotto il Portico del Colleggio fino al 1851.

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Giacomo Vincenzi

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AGENTI ESTENZI

L'arte orafa nel ducato di Modena e Reggio

Elisabetta Barbolini Ferrari

Giorgio Baccolari

 

Inizia la propria attività di argentiere nel 1801 in società con Luigi Montagnani; il sodalizio si scioglie nel 1812 ed il Vincenzi apre una propria bottega sotto il Portico del Collegio al numero civico 691 dove eserciterà la sua arte fino al 1837.

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Le tecniche di lavorazione a Modena e Reggio

L'argenteria antica deve gran parte del suo fascino, oltre che alla bellezza dell'aggetto e alle sue qualità artistiche, anche al fatto che esso è stato costruito manualmente dall'artigiano senza l'aiuto di mezzi tecnologici e quindi risulta un pezzo unico e irripetibile. Ben diverso è il caso di molti degli oggetti costruiti dopo la metà del XIX secolo, quando la graduale introduzione dell'uso delle macchine in ogni tipo di lavorazione, e quindi anche nell'arte orafa, ha reso possibile una produzione in serie, dove ogni pezzo è identico all'altro, con una perfezione assoluta dei particolari, che lo rende anonimo e freddo, perché privo di quelle caratteristiche doti e di quel sapore che sono propri degli oggetti nati dal lavoro paziente della mano dell'artigiano.

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Del Giudice Filippo

Argentiere a Napoli

Appartenente ad una famiglia di orefici – argentieri, (un Antonio del Giudice eseguì lavori per il Monastero della Sapienza, fin dal 1569) nell'anno 1753 testimonia a favore dei consoli nel processo “De fabricatione argenti lavorati cum fraudibus etiam in signo nobilis artis aurifabrorum ecc.” tra l'argentiere Gaetano Buonomo a l'Arte degli orefici. In tale circostanza si qualificò maestro argentiere di anni 47, abitante agli “ Orefici” nelle case di Filippo Cappa.

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Antonio Di Salvi

Antonio di Salvi

Al momento dell'immatricolazione, nel 1475, dichiara di essere stato discepolo di Antonio del Pollaiolo dal primo novembre 1464 per due anni, dal primo dicembre 1468 per un anno e infine dal 1470 per quattro anni. Nello stesso 1474 garantisce per il cugino Francesco di Giovanni, che stringe con lui una compagnia e con il quale affitta da Larione di Jacopo di Bartolo Ciachi una bottega in via Vacchereccia . Ad Antonio e Francesco viene affidata nel 1478 l'esecuzione della formella, raffigurante il Convitto di Erode, per la fiancata destra del dossale d'altare di San Giovanni, portata a compimento nel 1480 e da loro rassettata nel 1483. 

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Argentieri in Romagna

Gli inventari ci consentono di entrare all’interno di officine diversamente importanti. Lo testimoniano la quantità e la qualità degli attrezzi e di prodotti finiti trovati al loro interno. Una testimonianza significativa la ricaviamo ancora una volta da un preciso inventario redatto a Forlì nella bottega del maestro Giovanni Reali, alla sua morte, l’11 maggio del 1757.

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Benci Antonio, detto del Pollaiolo

Nasce intorno al 1431-32. Nelle portate al Catasto del 1480 risulta sposato con una certa Marietta, da cui non ha figli. Dalla seconda moglie, Lu­crezia avrà due figlie, Marietta e Maddalena. Tra il 1457 e il 1459 risulta tra i lavoranti nella bottega in via Vacchereccia affittata a nome di Miliano Dei. Probabilmente que­st'ultimo era solo un imprenditore e l'intestatario della bottega, mentre le opere venivano eseguite dal Pollaiolo non ancora immatricolato.

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Saliera, Benvenuto Cellini

Nel 1540 la bottega parigina di Cellini era in piena attività: i progetti dello scultore scaturivano senza posa dalla sua mente, mai come in quel momento simile a una vulcanica fucina. Le mete più ambiziose erano raggiungibili, i disegni più complessi pronti a essere tradotti nell'argento, nell'oro, nel bronzo e la rutilante fantasia di Benvenuto non trovava ostacoli presso il re, pronto ad aderire con entusiasmo alle continue proposte del suo artista, a concedere denaro e materiali preziosi. Cellini, consapevole di vivere, come artista, un momento particolarmente propizio, era instancabile e, scrivendo di quel momento nella Vita, avrà parole di riconoscenza e di ammirazione per quel «mio gran Re ...l'unico e liberalissimo».

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