Tecniche di lavorazione dell'argento

Le tecniche di lavorazione a Modena e Reggio

L'argenteria antica deve gran parte del suo fascino, oltre che alla bellezza dell'aggetto e alle sue qualità artistiche, anche al fatto che esso è stato costruito manualmente dall'artigiano senza l'aiuto di mezzi tecnologici e quindi risulta un pezzo unico e irripetibile. Ben diverso è il caso di molti degli oggetti costruiti dopo la metà del XIX secolo, quando la graduale introduzione dell'uso delle macchine in ogni tipo di lavorazione, e quindi anche nell'arte orafa, ha reso possibile una produzione in serie, dove ogni pezzo è identico all'altro, con una perfezione assoluta dei particolari, che lo rende anonimo e freddo, perché privo di quelle caratteristiche doti e di quel sapore che sono propri degli oggetti nati dal lavoro paziente della mano dell'artigiano.

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Argentatura Antica

Sheffield, EPNS e Silver Plate

La placcatura mediante processo galvanico dei metalli si ottenne verso la metà dell’800 grazie a gli studi di Alessandro Volta e Luigi Galvani con il sistema della elettro placcatura a sistema galvanico. Questa tecnica permise di argentare metalli meno nobili. Per l’argentatura elettrolitica l’oggetto veniva disposto in una bacinella immerso in una soluzione apposita, in un’altra bacinella sempre immersa in soluzione veniva messo un lingotto di argento puro, i due venivano collegati ad un elettrodo ed una volta data corrente l’oggetto iniziava ad argentarsi. Chi fece uso di queste tecniche fu l’argentiere Charles Christofle.

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Old Sheffield

Nel 1747 venne inventato lo Old Sheffield. Questo materiale molto simile all’argento è il più famoso dei placcati sia per la qualità che l’accuratezza delle realizzazioni.

“Old Sheffield Plate” è il termine con cui si identifica una tecnica di produzione di lastre di rame ricoperte di argento mediante l’azione del calore (i manufatti ottenuti per argentatura galvanica non possono essere chiamati con questo nome) che ne permetteva un lavoro di sbalzo e di cesello successivo. La possibilità di fare aderire in maniera molto tenace rame ed argento fu casualmente scoperta a Sheffield da Thomas Boulsover nel 1743, che stava cercando un modo di creare oggetti dedicati alla media borghesia che non si poteva permettere lavorazioni di sbalzi e ceselli in argento puro.

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Saggio di coppellazione

Come si svolgesse a Napoli il saggio per coppellazione ci viene dettagliatamente descritto da Paolo de Blasio che nel 1813 sostenne un esame teorico-pratico per conseguire il posto di saggiatore presso la Zecca e, successivamente, quello di titolare della garanzia per i lavori d’argento.Per questo tipo di saggio occorre una coppella, piccolo crogiuolo di corna di agnello calcinate, il forno a muffola e il carbone di castagno. Si prende con un bulino, da una parte nascosta dell’oggetto, la presa d’assaggio di circa un grammo, attraverso un’incisione a zig e zag , più o meno accentuata e talvolta ripetuta, si avvolge in una laminetta di piombo granulato e si mette nella coppella infuocata che si mette nella muffola.

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Tecniche di Lavorazione

Nei pressi di via Giulia, annessa alla piccola chiesa di S. Eligio degli Orefici, è tuttora attiva un'associazione, l'Università e Nobil Collegio di S. Eligio che, erede dello storico sodalizio di mestiere, si propone di proseguire e sviluppare l'antica tradizione attraverso l'organizzazione di corsi, conferenze e premi per apprendisti orafi. L'oreficeria, sempre florida a Roma nel corso dei secoli per la diffusa presenza di chiese ma soprattutto della corte papale, ebbe in alcuni periodi storici una fortuna veramente notevole. Lo sfarzo imperante nel Cinque-Seicento diede ad esempio un forte impulso all'attività, la cui committenza era rappresentata essenzialmente dalle alte gerarchie ecclesiastiche e da famiglie nobili.

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Lavorazione dell'Argento

Cesellatura

La cesellatura è la decorazione a fraddo dell'argento che viene plasticamente deformato con l'impiego di uno strumento detto cesello, formato da un'asticciola lunga circa 10-15 cm, un'estremità della quale è foggiata in forme varie a secondo dell'ultilizzo. Il cesello si utilizza battendo l'estremità non lavorante con un'apposita mazzetta. Dopo aver fissato la lastra di argento su un supporto morbido, per lo più costituito da uno strato di pece, si traccia sul restro di essa il disegno, quindi si sbozzano le figure fino ad ottenere dei bassorilievi, che vengono poi finiti sul diritto, così da completare artisticamente la figura o la scena prevista. La battitura può essere operata dalla parte interna dell’oggetto (repoussé), da quella esterna (cesellatura – chasing) o da entrambi i lati (embossing), con una finitura dei particolari dall’esterno del pezzo dopo averlo sbalzato dall’interno.

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