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Marchi e Punzoni

Il Punzone è lo strumento di metallo che imprime su oro, argento e altri metalli preziosi un contrassegno di riconoscimento inciso sulla testata, detto Marchio. Nell’uso comune, tuttavia, Marchi e Punzoni diventano sinonimi, indicando l’atto di controllo ufficiale esercitato da una corporazione sul lavoro dei singoli orefici. Il Marchio garantisce la qualità del metallo e, di volta in volta, può indicare il titolo, la città di provenienza, la bottega di origine, l’assaggiatore che ha effettuato la prova o l’anno d’assaggio. Ulteriori Marchi permettono di riconoscere le opere di importazione e di antiquariato. I più antichi contrassegni con funzione di controllo sono stati ritrovati sulle oreficerie Bizantine, apposti dai funzionari dell’Impero sporadicamente dal IV al V secolo e in maniera sistematica dal regno di Anastasio (fine V sec.) a quello di Costante II (metà VII sec.). In epoca moderna il prima dato sull’uso di un Marchio risale al 1275, quando il re francese Filippo l’Ardito ordinò che ogni città marchiasse la sua oreficeria. La presenza dei Punzoni è assai preziosa per stabilire la datazione e la provenienza dei pezzi di oreficeria, operazione che risulterebbe assai ardua se effettuata in base ai soli dati stilistici. a causa dell’uniformità del gusto e del costante scambio di artisti tra i vari paesi e le corti europee. Sfortunatamente il sistema del Marchio di controllo, molto diffuso in alcuni paesi, come l’Inghilterra, non è stato usato ovunque con costanza e precisione: l’Italia, ad esempio, applicò la punzonatura solo piuttosto tardi e con discontinuità e in tutta Europa una regolare verifica delle produzione si diffuse solo a partire dal XVII secolo. L’impiego del Marchio, in ogni caso, non è mai decisivo di una datazione o di una provenienza geografica: il Marchio di bottega, ad esempio, non significa che l’oggetto sia stato eseguito dal proprietario della stessa, ma semplicemente che il lavoro è stato presentato alla zecca da quella bottega, il cui titolare si fa garante della qualità del metallo di fronte alla corporazione; può essere stato eseguito in realtà da un garzone – il Marchio non è quindi una garanzia di qualità – o da un orefice che non può operare indipendentemente. Inoltre gli orefici che lavorano per sovrani o per la Chiesa erano dispensati dall’apporre qualunque forma di punzonatura: frequentemente, quindi, i migliori pezzi dell’antica argenteria europea sono privi di qualunque riferimento. Mancano di Punzoni anche tutte le opere prodotte con titoli inferiori alla legalità o indirizzate a un mercato al di fuori dei grandi centri commerciali; poiché l’operazione di punzonatura era spesso legato il pagamento di una tassa, i produttori cercavano di eludere il controllo ogni volta che potevano contare su una committenza che non avrebbe discusso il valore del metallo. Lo studio del sistema di punzonatura dei paesi europei risale a quest’ultimo secolo e, per alcuni di essi, addirittura agli ultimi decenni. Un ruolo pionieristico è stato svolto dagli studiosi inglesi, che già alla metà del secolo attuale erano in grado di vantare la registrazione e interpretazione di moltissimi marchi, almeno per l’area londinese; gli inglesi, d’altra parte, hanno potuto contare su una legislazione assai antica e ben consolidata e su un sistema efficiente e completo cui si sono gradatamente riferiti tutti gli altri paesi europei il quale risulta quindi emblematico dell’uso dei Marchi. L’atto di fondazione della Compagnia degli Orafi di Londra risale al 1180, nel 1238 furono fissati i titoli standard per oggetti in oro e argento; nello statuto del 1300 si ha testimonianza d’assaggi condotti dalla Corporazione e della segnalazione dell’avvenuto controllo tramite un Punzone a forma di testa di leopardo che, con alcune modifiche, sopravive ancora oggi come simbolo della città di Londra. Dal 1363 fu introdotto il Marchio del fabbricante, che doveva essere depositato presso i centri di assaggio della Compagnia accanto al nome dell’artista ed essere apposto dopo l’assaggio del titolo per poter risalire al produttore in caso di difetti o di materiale scadente; consisteva in uno stemma o emblema che, probabilmente, riportava l’insegna stessa della bottega; più tardi i simboli furono sostituiti dalle iniziali del nome e del cognome. Dal 1478 (ma già del 1427 a Montpellier, in Francia) fu in uso la lettera dataria, una lettera dell’alfabeto che, per un ciclo di venti anni, indicava in quale anno l’opera fosse stata sottoposta a punzonatura. Alla conclusione del ciclo si cambiava forma alle lettere e si ricominciava da una diversa ”A”. Il sistema della lettera dataria, registrando l’anno di punzonatura, consentiva di sapere anche chi fosse stato il funzionario responsabile dell’assaggio; al di fuori dell’Inghilterra, infatti, essa fu accompagnata, quando non sostituita, dal Marchio personale del funzionario. Il sistema francese, in alcuni casi anche più precoce dell’inglese, è nel complesso più complicato, perché sono stati utilizzati moltissimi simboli dalle differenze spesso poco marcate. Tra XIV e XVIII secolo si è susseguita l’adozione dei Punzoni di corporazione (1275), di bottega (1378), dei funzionari di assaggio, che garantivano anche il titolo, della lettera dataria (1427), di “charge et degharge” per attestare l’avvenuto pagamento dell’imposte (1672); caratteristico del sistema francese fu l’unione di più funzioni in un Punzone, per cui a Parigi, nel 1748-49, un unico simbolo fungeva da Marchio della città, di garanzia e da lettera dataria. Il dibattito condotto in epoca rivoluzionaria e poi napoleonica portò alla legge del 1799, con cui si restrinsero i Marchi , a quello del titolo e a quello di garanzia, unificati poi nel 1838. L’organizzazione napoleonica, basata sul decentramento degli uffici statali che si occupavano della marchiatura nei principali centri territoriali, si dimostrò tanto efficace da essere esportata quasi in tutta Europa e mantenuta anche successivamente alla Restaurazione. L’Italia presenta una delle situazione più complesse; la regolamentazione cambia da stato a stato e la marchiatura si rileva irregolare. Solo negli ultimi decenni ricerche pazienti hanno consentito di ricostruire quadri più puntuali in singole regioni o diocesi, ma la mancanza di una legislazione precisa e regolarmente applicata come quell’inglese costituisce un notevole ostacolo. In ogni stato si registra comunque un’antica fase di attività della Corporazione degli Orafi, documentata in genere al XIII secolo; malgrado l’introduzione di singoli Punzoni anche a partire dal XIV secolo (a Venezia quella della Corporazione è attestato dal 1262, a Genova dal 1277), è difficile riscontrare una normativa puntuale sull’uso della punzonatura prima del XVII secolo. Sembra comunque definitivamente appurato che soltanto in Milano il controllo della qualità del metallo fosse garantito dal solo Marchio di bottega, caso unico in Europa. Ai primi dell’Ottocento la diffusa presenza francese portò a una generale riorganizzazione in aree territoriali controllate da ufficiassi efficienti, che tutelavano costantemente il titolo del metallo; ad essa si sostituì, con la realizzazione del Regno, il sistema impiegato in Piemonte, che prevedeva la presenza di tre Marchi, quello di bottega, quello della Corporazione e quello del titolo. Nel 1872 lo stato italiano appena costituito liberalizzò la fabbricazione e il commercio di oreficeria, Lasciando facoltativo l’uso di Marchi che attestassero il valore del titolo. Tra situazioni italiane meglio studiate vi è quella di Lucca, dove è stato compiuto un lavoro esemplare sul territorio della diocesi, grazie al quale sono state sono state ricostruite gran parte del repertorio di Marchi e Punzoni e le vicende legate alla Corporazione degli Orafi. Recentemente è stata pubblicata una monumentale ricerca sull’argenteria fiorentina che comprende anche una capillare analisi dei Marchi utilizzati a partire dal 1478, data del più antico Punzone attualmente conosciuto, impresso sul Reliquiario di S. Gerolamo (Firenze, Museo dell’Opera del Duomo) – anche se la legislazione fiorentina attesta che l’uso di Punzoni era in vigore già dal 1335. Tre furono i Marchi richiesti dalla Corporazione locale: quello della città, a garanzia della lega d’argento (un leone in pose diverse a secondo dei periodi), quello di bottega e quello del funzionario addetto al controllo, che firmava con il Marchio del proprio atelier. Purtroppo la perdita del catalogo dei Marchi fiorentini, che abbinava ai vari Punzoni il nome della bottega e del titolare. Impedisce una datazione regolare degli oggetti e la ricostruzione precisa dell’attività dei vari maestri. Questa legislazione, spesso evasa, fu sostituita nel 1781 dalla liberistica legge Leopoldina, che anticipava lo statuto italiano nel considerare i Marchi come facoltativi e apponibili solo su oggetti dal titolo regolare. A parte il periodo di dominio francese, lo statuto leopoldino rimase in vigore fino alla legge dello stato nazionale del 1872.